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Le città viste dall’alto

Contenuti adatti ad alunni con DSA

Impariamo a leggere tutta la storia di una città, dalle origini ad oggi, osservandone la vista planimetrica.

Guardiamo le piante di queste città: come sono disposte le strade?

 

 

Se può esserti utile, scarica lo schema in formato pdf

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Urbanistica Romana

La prima città “pianificata” che la storia ricordi è Mileto, in Asia Minore (attuale Turchia), progettata dal greco Ippòdamo.  La pianta a scacchiera, detta anche a griglia o a schema ippodameo, è un tipo di pianta architettonica in cui le strade sono disposte in modo tale da formare angoli retti e isolati quadrangolari, che formano una pianta semplice, adatta alla difesa militare.

Mileto

 

Per questo motivo, lo schema ippodameo fu adottato dagli antichi Romani nella fondazione di nuove città e nella realizzazione dei castrum, i loro accampamenti militari.  Basta osservare un sito archeologico qualsiasi per rendersene conto. Ecco, ad esempio, Timgad, la colonia fondata in Algeria da Traiano nell’anno 100.

Le città romane erano solitamente basate su uno schema urbanistico ortogonale, ossia suddivise in isolati quadrangolari uniformi. I due assi principali della città erano il decumanus maximus, che si incrociava ad angolo retto con il cardo maximus, ovvero il principale asse nord-ovest sud-est o nord-est sud-ovest.

 

L’insediamento romano risultava quindi diviso in quattro parti chiamate quartieri (termine che in seguito ha assunto il significato di nucleo con caratteristiche storiche e geografiche all’interno di un agglomerato urbano). All’incrocio delle due direttrici principali si trovava quasi sempre il forum, ossia la piazza principale della città.

In Italia la pianta a scacchiera è presente, ad esempio, nel centro delle città di Torino (Augusta Taurinorum per i Romani), Firenze (l’antica Florentia), Pavia (Ticinum).

In Europa caratterizza i quartieri antichi di città quali Vienna (la Vindobona romana), Londra (Londinium) e le città inglesi i cui nomi terminano in caster o chester come Manchester o la City of Lancaster.

Borghi medievali

Con le invasioni barbariche del Medioevo e la fine dell’impero romano, la popolazione si rifugia sulle colline, dalle quali è più facile scorgere l’arrivo del nemico. Ma è difficile dare una maglia ortogonale ad una città edificata su un’altura: le pendenze non lo consentono. Più facile è assecondare le curve di livello attraverso percorsi che seguono la morfologia del terreno.

Il classico borgo medievale, dunque, presenta strade tortuose e spesso molto strette (un centro abitato compatto era più difficile da espugnare).

Borgo Medievale di Anghiari, Arezzo

 

La città di Piacenza (Placentia), fondata dai romani nel 218 a.C., ebbe una successiva espansione in epoca medievale: l’impianto romano e quello medievale sono perfettamente riconoscibili dall’immagine satellitare sotto riportata:

Urbanistica rinascimentale

Nel rinascimento si afferma la necessità di dare alla città una forma ordinata e razionale, con strade più larghe e spazi pubblici regolari, simmetria e decoro urbano.

Attraverso le città ideali, disegnate secondo rigide geometrie e simmetrie, si pone al centro l’uomo con il suo agire razionale. Tuttavia, le città ideali erano troppo astratte per prendere forma al suolo con strade e palazzi.

A parte Palmanova (Friuli, provincia di Udine), chiamata la “città stellata” per la sua pianta poligonale, le realizzazioni urbane tra XV e XVI secolo furono abbastanza lontane dagli schemi teorici, anche se ugualmente caratterizzate dalla volontà di determinare i rapporti spaziali mediante la geometria.

Si cercava di migliorare gli standard funzionali ed igienici della città realizzando acquedotti, fognature, e pavimentazioni lapidee per le strade. Nascevano le città fortificate come Urbino, che hanno uno schema radiale, con le strade divergenti a raggiera da un nucleo centrale.

Nella città olandese di Amsterdam, che possiede uno dei maggiori centri rinascimentali di tutta l’Europa, il modello a schema radiale è ancora chiaramente visibile, in quanto caratterizzato da una piazza centrale circondata da canali concentrici, dove ogni espansione della città implica una nuova cerchia di mura e canali.

 

La città moderna

Fino all’Ottocento la maggior parte delle città è rimasta quella dei secoli passati, stretta nella cinta muraria.

Con l’avvento della prima rivoluzione industriale si ebbe un eccezionale aumento della popolazione mondiale, con il conseguente fenomeno dell’urbanesimo le città si ingrandiscono a macchia d’olio.

Nelle città molto grandi si ebbe la demolizione delle mura che le chiudevano fin dal Medioevo. Altre città (come Lucca) le conservarono, e si ampliano al di fuori di queste.

Tuttavia, le aree di impianto medievale risultano perfettamente riconoscibili dalle immagini satellitari, senza necessità di evidenziarle dallo sfondo come ho fatto per i nuclei di età romana. In questa mappa sono messe in evidenza le fasi dell’urbanistica di Lucca con l’assetto romano (in celeste), l’ampliamento medievale (in giallo) e quello rinascimentale (in rosso).

Spesso, durante le espansioni urbane successive alla rivoluzione industriale, la necessità di organizzare lo spazio in modo efficiente ha portato al recupero dello schema ippodameo con piccole varianti.

È successo, ad esempio, alla città di Barcellona. Fondata intorno al 300 a.C, fu successivamente riorganizzata come un castrum (un campo militare) dai Romani. L’organizzazione antica delle strade è ancora visibile nelle cartine del centro storico e nelle mura romane rimaste in piedi. Più avanti nel tempo subì le invasioni dei Visigoti,  dei Mori e dei Franchi.

A partire dal X secolo Barcellona visse un lungo periodo di prosperità, diventando uno dei maggiori porti del Mar Mediterraneo; il centro si arricchì di sontuosi edifici gotici e, tra il XIII e il XIV secolo, due nuove cinte murarie ne fortificarono il cuore medievale. Nel XV secolo, la città entrò in un periodo di decadenza che si protrasse nei secoli successivi.

L’attuale stato della città risente delle sistemazioni attuate nella seconda metà del XIX secolo a opera dell’ingegnere Ildefons Cerdà, che organizzò la griglia urbana ortogonalmente, con l’eccezione di due strade diagonali. Cerdà progettò un immenso ampliamento basato sulla ripetizione della ‘manzana’ un modulo quadrato di 113 m di lato dagli spigoli smussati. L’incontro di quattro smussature crea una piazza ad ogni incrocio.

Nelle vecchie città europee si ebbe spesso una incontrollata espansione in sobborghi non pianificati che travolge l’immagine tradizionale della città chiusa nel perimetro delle mura, la separazione dei quartieri per ceti sociali, l’introduzione all’interno delle città di edifici produttivi, la sovrappopolazione con conseguente degrado delle condizioni sanitarie, la necessità di costruire nuove infrastrutture.

Tutto questo richiese l’introduzione di strumenti pubblici di controllo e pianificazione del territorio (regolamenti edilizi, primi piani regolatori) che permettano di imporre un ordine culturalmente perduto: proprio in questi anni nasce la disciplina urbanistica.

L’urbanistica è una disciplina che studia il territorio antropizzato ed ha come scopo la progettazione dello spazio urbano e la pianificazione delle modificazioni del territorio incluso nella città o collegato con essa. Comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria.

È chiaro che si possono evidenziare due tendenze opposte nella storia dell’urbanistica: una ‘razionalista‘, che prevede l’imposizione di schemi geometrici e linee rette quasi a voler imporre il disegno umano sul terreno, un disegno astratto e funzionale; una ‘spontaneista‘, basata su un modello di crescita organico, simile a quello degli esseri viventi, che dialoga con il territorio e ne diventa parte integrante. Tra questi non c’è un modello buono e uno cattivo. Entrambi hanno vantaggi e difetti e spesso sono contemporaneamente presenti nei nostri centri urbani.

Le viste aeree possono svelare anche le disuguaglianze sociali e la devastazione dei territori. Un fotografo statunitense, Johnny Miller, per il suo progetto Unequal Scenes ha scattato alcune foto con un drone in Sudafrica, svelando la situazione evidenziata nella mappa: la zona arancione è una bidonville, quella viola è occupata dalle ville di persone benestanti. Due mondi opposti, separati da una strada.

 

Tratto da:

didatticarte – Le città viste dall’alto, studiare l’urbanistica con GoogleMaps

Wikipedia – Storia dell’urbanistica

www.unequalscenes.com/

 

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